Nella sua vita, Andy, aveva avuto solo due storie sentimentali.
In seconda media aveva incontrato Emanuela, una ragazzina colombiana che, per qualche strana combinazione, era andata ad abitare dalle sue parti ed era finita nella sua classe.
Quello fu il più grande amore della sua vita, ovviamente molto più teorico che pratico: qualche bacio e qualche timida allungata di mano.
Poi, Emanuela era tornata in Colombia con la sua famiglia e Andy non ne ebbe più notizie.
Una cotta pre adolescenziale, ma se la ricordava come un qualcosa di molto intenso e travolgente.
Alle scuole superiori, Andy, era già in crisi e aveva cominciato il suo distacco dal mondo.
Era un bel ragazzino e, nonostante non fosse molto socievole, c’erano parecchie ragazzine che gli mostravano il loro interesse; ma in una maniera o nell’altra le evitava, anche se cominciava a sentire chiaramente le pulsioni ormonali dell’adolescenza.
Un giorno fu abbordato da Daniela, una ragazza molto intraprendente e spigliata che, dopo pochi preamboli gli chiese: -vuoi fare del sesso con me?-. Andarono a casa di lei e li fece l’amore per la prima volta.
Con lei passò un periodo molto intenso, dal punto di vista fisico, ma non sentiva che quello era amore.
Alle prime divergenze tutto finì.
Da allora non ebbe più altre storie. Notava gli sguardi delle ragazze, sentiva che piaceva, che non avrebbe avuto difficoltà a trovare ragazze con cui fare sesso, però c’era qualcosa che lo bloccava; non riusciva a sentire un particolare interesse anche per la persona e gli sembrava che scendere in intimità con quelle premesse fosse poco rispettoso, in una qualche maniera aveva paura che qualcuno soffrisse per lui.
Forse attuò una specie di rimozione interna, ma con il tempo anche le pulsioni sessuali sembravano sparite.
Adesso però sentiva sensazioni diverse, non capiva come mai, ma qualcosa si stava smuovendo dentro di lui.
Era Autunno e, anche se sono cose più consone alla Primavera, cominciò ad avvertire i primi sintomi di una bella tempesta ormonale.
Alla vista di una ragazza piacevole o di una bella donna gli capitava, sempre più spesso, di sentire un forte richiamo sessuale.
Aveva i suoi gusti. Si sentiva particolarmente attratto dalle donne con gonne corte e collant velati, abbigliamento abbastanza comune all’arrivo dei primi freddi. Trovava sensuali i tatuaggi, le unghie smaltate, i capelli lunghi.
Cominciò di nuovo a fare sogni erotici e fantasie.
Navigando in Internet s’imbatté in un forum, uno di quei siti in cui i partecipanti scambiavano opinioni su qualcosa; l’argomento del forum era il sesso mercenario a Torino. C’erano recensioni di prestazioni, luoghi, prezzi, numeri di telefono.
Come in tutti i forum, i partecipanti, ogni tanto s’insultavano e basta, ma, in altri momenti, si davano consigli per evitare fregature, segnalavano scoperte rare, parlavano dei rischi per la salute e di quelli legali.
Andy, come era solito fare per tutte le cose, seguì molto attentamente le varie discussioni; era curioso, voleva capire come funzionasse quell’ambiente per lui completamente nuovo.
Dalle parole che leggeva sembrava che alcuni avevano trovato delle donne fantastiche, delle artiste del sesso appassionate del loro mestiere; ninfomani in grado di farti dimenticare qualsiasi problema.
Provò anche a fare qualche domanda ma, identificato subito come un pivello, non gli fu data nessuna risposta: per essere accettati dal gruppo bisognava raccontare qualche esperienza propria.
La curiosità era davvero forte.
Cominciò a visitare, di sera, alcuni dei luoghi “caldi” descritti nel forum: la Pellerina, Lungo Stura Lazio, C.so Unità d’Italia, V.Reiss Romoli.
Scoprì un nuovo mondo notturno, nascosto ma neanche tanto. Con la sua Panda andava avanti e indietro per quei posti, pieni di donne che stazionavano sui marciapiedi. Ne vide di tutte la nazionalità: bianche, nere, asiatiche. Alcune sembravano molto carine, altre abbastanza sfatte; certe vestivano in maniera discreta, altre, invece, con vestiti molto provocanti.
Notò l’abbondante andirivieni di macchine, uomini alla ricerca di momenti di piacere facile; alcuni si fermavano a contrattare tranquillamente con le ragazze, altri erano velocissimi, si fermavano di colpo, caricavano la ragazza e partivano subito. Scrutò i volti dei clienti e si stupì nel vedere che c’erano tantissimi ragazzi giovani tra loro, era sempre stato convinto che quella fosse un’attività da vecchi.
Una sera, su V.Reiss Romoli, vicino a dove abitava fino a qualche tempo prima, passò davanti ad una ragazza di colore; lo colpì, sembrava molto bella; era alta, slanciata, aveva un seno importante ma non esagerato, i capelli lunghi, leggermente ricci; indossava un abitino giallo, corto, che ne esaltava le curve, scarpe con il tacco alto; aveva un aria molto esotica, selvaggia, gli ricordò una pantera.
Gli passò davanti alcune volte, fino a che la ragazza, che l’ho aveva notato, gli fece un cenno ed un sorriso; d’istinto si fermò e la ragazza si avvicinò al finestrino.
-Ciao, come stai?- gli disse la ragazza, cercando di evidenziare il seno.
-Mi sembra abbastanza bene- rispose Andy guardandola. Da vicino gli fece un’impressione completamente diversa: nonostante cercasse d’essere molto provocante sembrava fragile, indifesa, spaesata. Era molto carina, ma aveva gli occhi tristi.
Pensò che, così svestita, la ragazza dovesse avere freddo; gli sembrò che tremasse.
-Per 30 Euro faccio tutto, se mi dai 50 facciamo tutto senza fretta- tagliò corto la ragazza.
-Va bene- rispose Andy, senza ragionare, colto quasi alla sprovvista da quella frase.
La ragazza passò dall’atra parte della macchina, aprì la portiera e si sedette richiudendola.
–Da quella parte- poi disse, indicando una piccola via dalla parte opposta della strada.
Andy accese la macchina e si avviò in quella direzione.
Dopo un centinaio di metri la ragazza disse: -Ecco, qui gira a destra-.
Dopo una ventina di metri si trovarono in un posto che sembrava isolato dal mondo.
-Ecco fermati qui, dietro quegli alberi-.
Fermò la macchina, spense le luci e si guardò intorno: erano dietro il muro di un magazzino, la strada principale era nascosta dagli alberi; era abbastanza buio e si sentiva solo l’abbaiare di un cane in lontananza.
-Mi dai i soldi?- disse la ragazza.
-Va bene- rispose Andy. Prese una banconota e gliela passò.
La ragazza reclinò il suo sedile. Quel gesto lo colpì: lui non sapeva nemmeno che si potessero reclinare i sedili della sua macchina; <chissà quante volte si sarà trovata in questa situazione> fu il primo pensiero.
La ragazza si coricò, si alzò il vestito e si tolse le mutandine; poi si abbassò le spalline e si denudò il seno. Allargò le gambe e rimase ferma in silenzio in quella posizione.
Andy la guardò, la trovò molto bella e attraente, ma poi provò una bruttissima sensazione. Si sentì a disagio. Immaginò quella ragazza, in quella posizione, in chissà quante macchine. Non gli sembrava certo una di quelle donne, assatanate e felici del loro lavoro, descritte nel forum. Capì che era costretta a fare quello che faceva e si trovava li in quella posizione, con lui come con tanti altri, solamente per rassegnazione, probabilmente per evitare qualcosa di peggio.
Provò ad immaginare i pensieri di lei in quel momento. L’unica cosa che quella ragazza poteva provare in quel momento era o niente o qualcosa di brutto; qualcosa che doveva provare per tutti i clienti per i quali era costretta a mettersi in quella posizione, per dare il suo corpo.
Gli venne in mente una bruttissima immagine: lui, per quella ragazza forse era un po’ come il liquame per gli addetti alle fogne; alla fine uno ci si abitua, non ci si fa più caso, ma alla fine è pur sempre un qualcosa che fa schifo.
-Non ti spogli?- La voce della ragazza gli diede uno scossone.
-Scusami, non me la sento. Ti prego, torniamo indietro- rispose.
-Non ti piaccio?- disse lei, guardandolo con i suoi occhi tristi. Andy provò quasi tenerezza, aveva quasi paura di offenderla o di creargli chissà quale problema.
-No, non è questo, tu sei molto bella- rispose –Solo che è un brutto periodo per me, sai, mi sono appena lasciato con la mia fidanzata, sono un po’ confuso-. Non era vero, ma fu la scusa più educata che gli venne in mente in quel momento.
-Ho capito, mi dispiace, spero che possiate tornare insieme e mettere su una bella famiglia- replicò la ragazza con un espressione che sembrava davvero dispiaciuta.
Si senti ancora peggio.
–Grazie- rispose, accendendo la macchina.
Riaccompagnò la ragazza sulla via principale.
La ragazza aprì la portiera, si fermò un istante, si girò e gli diede un bacio su una guancia.
–Buona fortuna- disse, scendendo dalla macchina.
Andy rimase un attimo perplesso, poi la fermò.
-Buona fortuna anche a te- disse –Mi piacerebbe che per stasera non lavorassi più-; poi prese una mazzetta di banconote dalla tasca dei pantaloni e gliela mise in mano.
La ragazza guardò i soldi con preoccupazione.
-Stai tranquilla, non c’è nessun problema- disse il ragazzo –Promettimi che andrai a casa, almeno per questa sera-.
Andy arrivò a casa, si tolse le scarpe e la maglia e si buttò sul divano.
Quello che era successo quella sera l’aveva colpito e gli aveva lasciato un forte senso di disagio.
Sentiva il bisogno di sfogarsi.
Provava nuovamente quella sensazione.
Andò sulla terrazza sentì che cominciava a fare freddo, <non importa> pensò, sarebbe stata solo una questione di minuti, poi non l’avrebbe più sentito.
Rientrò in casa.
Si spogliò e poi indossò pantaloncini comodi, una maglietta e s’infilò le sue scarpette tecniche.
Pinzò il suo lettore MP3 sul bordo dei pantaloncini, s’infilò gli auricolari e lo accese.
Prese il suo marsupio ed uscì di casa.
Mise il piede in strada, mentre la voce di Dolores cantava: “In your head. In your head.”